ArteGenova

Ad ArteGenova la personale “Emilio Scanavino. Linguaggi”, a cura

della Galleria Tonelli di Milano in collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino

In mostra una ricca selezione delle opere che documentano la ricerca dell’artista genovese dal 1955 al 1982.

Fra le novità più attese dell’edizione 2015 di ArteGenova, in programma dal 13 al 16 febbraio presso la Fiera di Genova, la personale “Emilio Scanavino. Linguaggi”. L’esposizione proposta, a cura della Galleria Tonelli di Milano in collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino, presenta una ricca e interessantissima selezione di opere dal 1955 al 1982.

Un omaggio imperdibile a un artista che fu sempre intimamente legato alla “sua” Genova, un’occasione unica per compiere un viaggio lungo quasi un trentennio attraverso i momenti principali della ricerca dell’artista genovese scomparso nel 1986, per il quale la pittura, che aveva spesso natura biografica e rifletteva il suo tormento interiore, è stata coinvolgimento totale.

Già nelle prime opere degli anni Cinquanta gli orizzonti di Scanavino si spingono al di là dell’ambiente artistico genovese in cui si è formato e trovano riferimenti anche in ambito internazionale a partire dalla conoscenza a Londra di Edoardo Paolozzi, di Graham Sutherland e di Francis Bacon. Quest’ultimo affascina particolarmente l’artista ligure per la concezione di uno spazio che lascia alla pittura ampie possibilità espressive e simboliche. Dall’incontro con la poetica dell’Informale europeo nascono alcune opere in cui lo strato pittorico è denso di materia, e altre dove delicate velature di colore e segni grafici carichi di significati simbolici si dispongono armonicamente nello spazio. In Rituale del 1955 i tratti si collocano sulla tela come una scrittura intima: la dipendenza dalla casualità riscontrabile nell’informale, in Scanavino è assente, si percepisce piuttosto la tensione verso l’espressione di una dimensione interiore tormentata e sofferta.

Nelle opere degli anni Sessanta si accentua la sua peculiare visione dell’esistenza. I segni, divenuti più corposi e sicuri stabiliscono un ritmo e un tempo che sono incodificabili perché ogni volta diversi.

Rituale (Trittico) del 1961, Come una crocifissione (1961), Finestra (1964) sono il risultato della meditazione sul tragico destino dell’esistenza umana e frutto della vana tensione al “fare”. Nel lessico della serie degli Alfabeti senza fine si riscontra invece una rinnovata scansione del tempo e dello spazio: su fondi monocromi l’artista traccia delineate e ripetute partiture. I segni decisi, metodicamente sovrapposti, si alternano questa volta a macchie di colore sfumate e a ghirigori meno perentori.

Le opere presentate sono state esposte in importanti sedi quali Palazzo Grassi a Venezia, Palazzo delle Esposizioni di Roma, lo Spazio Oberdan di Milano, la Kunsthalle di Darmstadt, la Biennale di Venezia.

Sono pubblicate sul catalogo generale dell’Artista e registrate presso l’Archivio Emilio Scanavino di Milano.

Info: www.artegenova.com 

 

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